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NEWS SUL CANILE DI CICERALE La petizione on line per il canile “Oasi San Leo” costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento sta avendo un eco inaspettato. Sono più di 15.000 le persone che hanno firmato l’appello ed hanno inviato le mail dirette ai destinatari più o meno coinvolti nella situazione del canile di Cicerale. In seguito al nostro appello sono usciti anche diversi articoli sui quotidiani locali che riportano il nostro appello: Il Corriere del Mezzogiorno, La Nuova, La Città di Salerno, Il Corriere del Mezzogiorno del 23/06/06, Il Corriere del Mezzogiorno del 5 settembre 2006, Il Corriere della Sera del 3 settembre 2006. Una Tv locale di Sala Consilina ha mandato in onda un bel servizio sulla situazione del canile (http://www.portatv.it/? pageid=12568&argom=0&show_argom=1096) Ma la notizia più importante riguarda un Interrogazione Parlamentare, presentata dall’On. Riccardo Villari della Margherita, rivolta ai Ministri dell’Ambiente e della Salute, in cui si chiede: “… di aprire subito un’indagine per accertare le condizioni in cui sono tenuti questi poveri animali e, nel caso, l’immediata chiusura del canile San Leo, con il trasferimento dei cani in una struttura che presti la necessaria assistenza e abbia più a cuore la sorte dei circa duemila esemplari ospitati”. LA SITUAZIONE DEL CANILE DI CICERALE E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo “Canie Ciceralensis” costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunciano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono raccolti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell’uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell’Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c'e' alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E' l'orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici. Il volontariato non esiste, le adozioni neanche, l’apertura al pubblico è preclusa, la pratica di aggiornare le schede sanitarie da parte della ASL è solo una utopia scritta su di un testo dilegge. I registri di movimentazione (ingressi, uscite in adozione, decessi) e i sistemi di riconoscimento dei cani nei box, se anche esistono, non sono resi pubblici. Circa duemila animali sono stipati in recinti più o meno grandi, completamente abbandonati a loro stessi, coperti di parassiti, annientati dalle malattie. Lo stesso ingresso in canile è osteggiato dal proprietario e dall’unico operaio regolare in servizio. Il cancello della struttura non viene aperto neanche di fronte a proprietari che vengono a reclamare un proprio cane di famiglia catturato per errore. Le norme più elementari indicate dalle leggi vengono regolarmente disattese: mancano le aree contumaciali che dovrebbero ospitare gli animali malati, maschi interi sono mischiati nei branchi con femmine non sterilizzate, cuccioli insieme ad esemplari adulti, esemplari dominanti o aggressivi insieme a cani anziani, malati, remissivi. Da ricordare che a tutela degli animali vaganti esistono la Legge 281/91 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), la legge regionale della Regione Campania n° 16/01 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”, la Circolare numero 5 del Ministero della Sanità del maggio del 2001 di attuazione della citata legge nazionale, e la nuova legge contro il maltrattamento degli animali (Legge 189 del 2004). Già negli anni ’80, un servizio di “Striscia la Notizia” denunciò le gravi irregolarità. E sono anni che dalla Provincia di Salerno prima e poi da tutta Italia, semplici cittadini ed associazioni animaliste locali e nazionali denunciano il caso. Esposti alla autorità giudiziaria, e-mail di informazione, lettere aperte pubblicate sui giornali e sui principali siti Internet animalisti. Unico risultato all’ attivismo degli animalisti è l’indifferenza totale, soprattutto da parte delle istituzioni. Sconosciuti i motivi di tale indifferenza ed insensibilità. Diverse le ipotesi avanzate in questi anni a giustificare l’immobilità pachidermica delle istituzioni sollecitate ad intervenire: dai legami ad organizzazioni malavitose locali, alla presenza di “talpe” nelle sedi istituzionali preposte alla ricezione delle denuncie. E così le denunce alla Magistratura e le regolari lettere alle autorità preposte ai controlli e alla vigilanza sono rimaste “lettere morte”. Come morti continuano ad essere i cani che per disgrazia cadono nelle reti di questi “commercianti”. Firmato: AIPA, Atripalda – Movimento U.N.A. sedi di Sala Consilina, Pontecagnano, Aversa – Lega per la Difesa del Cane, sede nazionale e sede di Salerno - Associazione Mi Fido, Roma - Associazione Zoofila Sanseverinese, Mercato San Severino – Coordinamento Animalista Salernitano, Salerno Leggi l’articolo Un altro girone dell'inferno? Il canile di Cicerale INVIA LA LETTERA DI PROTESTA! miri89@tiscali.it (05/02/2007) |
| -----Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco". Mamma, la sua voce sembra cosí lontana! Il mio sangue é sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire I medici che dicono: "questa ragazza non ce la fará". Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire... Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare... Forse, se I suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva... La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura. Questi sono I miei ultimi momenti, e mi sento così disperata... Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene. Per questo... Ti voglio bene e... Addio. Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il giornalista scriveva... Scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Anche se non bevi, cerca di far capire a molte Persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza. |
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CHI GIUDICA I GIUDICI? Inaudito! Poche settimane fa, una “signora” meretrice di Milano che con il suo “onesto” lavoro autonomo è riuscita a mettere insieme un bel patrimonio immobiliare, ha vinto una vertenza contro il Fisco, poiché l’evasa tassazione sul reddito( che non ha ovviamente mai denunciato) è da ritenersi di per se’, moralmente un risarcimento alla sua dignità offesa, durante l’esercizio operativo del “mestiere”. La Corte di Cassazione ha invece sentenziato in fatto di STUPRO, qualche settimana dopo, stabilendo che il reato debba “minimizzarsi” nella sua gravità, quando si accerti che la minorenne vittima di STUPRO abbia già avuto una qualche “iniziazione” intima alle gioie di Venere ovvero non abbia più il requisito delle Vestali! Ora, stabilire un nesso logico tra i due casi è mera follia; soprattutto varcare i confini del morale/immorale/amorale ed addentrarsi nel campo minato della Dignità Umana è missione impossibile. Tutt’al più, dal grottesco confronto, se ne potranno cavare solo volgari barzellette e battute d’avanspettacolo, se non fosse che…LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI e che TUTTI DEBBANO OSSERVARLA… ma, onestamente, a noi sembra che Tribunali, Corte dei Conti, Cassazione e via dicendo somiglino sempre più alle diverse corsie degli ospedali psichiatrici. Che abbiano abrogato pure la Legge Basaglia e non ce ne siamo accorti, presi come siamo, quasi ipnotizzati, a guardare in Tv Prodi, Mastella, Berlusconi e Il Grande Fratello? Intanto, mentre questi ci seducono e ci distraggono con le loro pantomime, i Giudici imperversano e governano il Paese per i fatti loro…e continueranno a farlo all’infinito, qualunque sia il colore intermittente dei partiti al Governo! Ma chi giudica i Giudici? Perché non approvare l’istituzione di una Giuria Popolare, fatta da gente normale, non compromessa col sistema, che si esprima sulla vera moralità fornita dal buonsenso e dalla conoscenza diretta della vita quotidiana; spesso vittima di usurpatori, disonesti e delinquenti che il Sistema finisce col proteggere…Una Giuria Popolare mensilmente ricambiale, a sentenziare sulle sentenze emesse da Giudici, giudicabili come tutti gli altri comuni mortali! Nel caso della “signora” di Milano, il giorno dopo la sentenza, tante attempate lavoratrici a reddito fisso – qualcuna in procinto di pensionamento – tassata da sempre irrimediabilmente alla fonte, ha capito di aver sbagliato tutto nella vita: abbrutendosi nello schiavismo trentennale dei “travet”, senza arte ne’ parte, sacrificandosi per poter pagare il pigione di casa, le cambiali per l’arredamento e la CARTASI’ con cui fare la spesa al “super”. Non si vive di rimorsi ma senz’altro, accumulare sulla via del tramonto, con l’avvenenza sfiorita, le carni non più sode e la depressione incipiente, una serie di rimpianti per non aver avuto il coraggio di cambiare vita, dandosi alla “bella vita”, immaginando redditi esentasse e spiritosamente essere definita “mondana” e non “impiagata” statale, conservando tutta la dignità sentenziata da un giudice…embè, è un duro colpo alla propria intimità! Invece, parrebbe non avere più dignità la ragazzina che stuprata, magari da un branco, senza testimoni, si ritroverebbe a carico le testimonianze degli amichetti del branco, pronti a giurare di averle fatto precedentemente la festa, uno alla volta, senza violenza, lei consenziente e appagata. Tanto, quale “perizia” – se non vera e propria tortura di vivisezione ulteriormente mortificante - potrà dimostrare se il requisito della Vestale era presente un attimo prima dello stupro? Eppoi, che senso ha? Se lo stupro lo subisse la signora “navigata” e detassata di Milano, non sarebbe ugualmente un reato perseguibile, una violenza? E la ragazzina stuprata, anche se sgarzolina e peperella, sessualmente matura, non è forse offesa nella sua Dignità, come – e di più - lo è la “signora di Milano” ogni volta che incassa senza fattura, lasciandosi oltraggiare per profitto? Mah! marina salvadore marinasalvadore@vocedimegaride.it (inserita il 20/02/2006) |
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L'IGNORANZA E L'INGEGNO Doveva stare proprio male, per vederlo triste e col viso pallido, il piccolo Damiano; piccolo, per modo di dire, aveva compiuto da poco 10 anni, e il suo peso era già di 35 chili, tanto che gli amici lo avevano battezzato Damianazzo. Pigro, con un faccione rosso come un tuorlo d'uovo di gallina nostrana, che a guardarlo ti veniva voglia di schiaffeggiarlo, non perché avesse un cattivo carattere, anzi, ma per il gusto di toccare quelle guance paffute. Seduto, guardava da dietro i vetri, quasi che volesse contare i grossi fiocchi di neve che scendevano giù lungo la strada, come se stessero eseguendo una danza mozartiana. Aspettava che arrivassero gli amici: Francesca (Ciccia per i compagni), esile ragazzina dal viso lentigginoso, vivace (ai vicini di casa, ne combinava di tutti i colori). I gatti, quando la vedevano spuntare in fondo alla strada, scappavano dal terrore, riusciva quasi sempre a prenderne qualcuno. Titti, poverino, si divertiva a prendere il sole pallido di quella giornata nevosa, sdraiato a pancia all'aria sulla "jittena"; lei lo acchiappò per la coda e lo fece girare in aria, tanto che, povera bestia, dalla paura in quelle giravolte fece la pipì investendo qualche passante, mentre le donne si premuravano a chiudere gli usci (mezze porte) perché non entrasse quella pioggia d'urine. Ciccia arrivò puntuale al solito orario; con lei c'era anche Angelino, ragazzo studioso e attento alle spiegazioni che la maestra, "vecchia zitella" come la definiva Ciccia, faceva in classe. Appena arrivati, nonna Lucia li invitò ad entrare facendoli accomodare su gli sgabelli attorno al braciere acceso. A Ciccia, asciugò i capelli ancora pieni di neve e poi offrì ai ragazzi infreddoliti della mostarda e un po' di surrogato caldo. Nonna Lucia amava quei piccoli quanto amava Damianazzo. -Oggi,- disse loro, -voglio narrarvi "il racconto di massaro Dionisio". Seduti ed in silenzio, i ragazzi, si preparavano a vivere momenti fantastici. -C'era una volta, di tanto tempo fa, massaro Dionisio che ne combinava di tutti i colori. Un giorno andarono a trovarlo due suoi compari, appena li scorse in lontananza, disse alla moglie di nascondere la pentola di terracotta piena di pasta, condita con finocchi e sarde, sotto il letto; quindi fece entrare i due compari, appena arrivati, e questi, siccome era ora di pranzo, chiesero alla comare: -Oggi non si mangia?- -Sì!- fece ella -perché?- -Siccome è l'ora di pranzo e di mangiare non ne vediamo i preparativi... - -Perché, avreste intenzioni di mangiare qui voialtri?- Fece lesto compare Dionisio. -Nossignore!- Rispose un compare -Così. ho solamente chiesto se.- Massaro Dionisio pensò subito di burlarsi dei compari dicendo loro che non occorreva che la moglie preparasse, perché tanto ci avrebbe pensato la pentola magica. -Magica?- Rispose uno dei due. -Sì, proprio così! Ch'è? non ci credete, vero? Ora vi mostro un pò!- Prese la pentola da sotto il tavolo e disse: <<pentolina, pentolella, più ti guardo più sei bella, per il bene che mi devi del gran fuoco che ti scanso, su, preparami un bel pranzo!>> Aprì il coperchio, e, col fumo, si levò in aria un buonissimo odore di sarde e finocchietti che riuscì a stuzzicare le papille gustative dei due allocchi compari rimasti a guardarsi in faccia meravigliati. -Dovete venderci questa pentola a qualsiasi costo!- Disse il più anziano dei compari. -Vendere? Ma quale vendere!- Rispose massaro Dionisio. Ma finì che, dopo tanta insistenza dei due compari, vendette loro la pentola; del resto era questa l'intenzione: burlarsi di loro. -E quando il compare arrivò a casa, che fece nonna? Funzionò la pentola? E sua moglie che fece? Che fece, nonna?- -Aspetta, non correre!- Esclamò nonna Lucia a Ciccia, impaziente di sapere la conclusione della storia. -Arrivati a casa, il compare che aveva comprato la pentola, disse alla moglie di b ttare quello che aveva preparato da mangiare perché si doveva provare la pentola nuova. -Ho fatto del capretto in tegame!- Rispose la moglie sec ata. -Perché devo buttarlo via?- -Perché lo dico io, e devi darmi ascolto!- Ribattè il marito. La donna buttò a malincuore il capretto ai cani che inghiottirono in un baleno quel bel pranzetto, leccandosi la ciotola e guardando la padrona come a volerle chiedere il motivo di quel bel regalo. -Apparecchia la tavola! E t'accorgerai di quanto succederà - continuò il marito. La moglie, incredula, guardava il marito e quella pentola, cercando di capire come e che cosa avrebbero dovuto mangiare, ora. Quando la tavola fu bella e apparecchiata... -Pentolina, pentolella, più ti guardo più sei bella, del gran bene che mi devi per il fuoco che ti scanso, su, preparaci un bellissimo pranzo!- Diss'egli; ma niente. -Preparami un bellissimo pranzo!- Continuò Dionisio sotto gli occhi increduli della moglie che continuava ad osservare la pentola.- Ma nella pentola non succedeva niente. Del resto, cosa avrebbe dovuto preparare quella povera pentola. Continuò ancora per diverse volte, e, rendendosi conto della burla, i due fecero ritorno da compare Dionisio, il quale, prevedendo la loro reazione, suggerì alla moglie di mettersi, sotto la veste una vescichetta piena di sangue d'agnello da poco sgozzato - Per far cosa, nonna?- Chiesero i ragazzi incuriositi -Su, su dai racconta! - Quando arrivarono i compari, marito e moglie si fecero vedere che litigavano, una finta s'intende, tanto che quelli non vollero più sapere la ragione dello scherzo della pentola, anzi cercavano di riappacificare i due; ma il diverbio fra marito e moglie si accendeva sempre più; Dionisio finì che prese un coltello e colpì la moglie conficcandoglielo nella vescichetta; in un batter d'occhio, a terra fu pieno di sangue. I due compari restarono più sconvolti che sorpresi. - Ma cosa avete fatto, compare Dionisio? Avete ucciso vostra moglie! E ora? - - Ora cosa?- Rispose adirato massaro Dionisio. - Dovevo pur farle capire come si discute! Era testarda! Credeva di poter fare sempre ciò che diceva lei! - - Ma cosa dovete farle capire, ora che l'avete uccisa! - - Ma che uccisa e uccisa!- Fece Dionisio certo dei fatti suoi; -Se è per questo, non datevene peso; adesso vi faccio vedere una cosa .- Tirò fuori dalla tasca un fischietto, e, suonando..., come d'incanto, la moglie incominciò ad alzarsi. - Che cosa!? - Gridarono, sbalorditi, guardandosi in faccia i due compari con ancora la pentola in mano. - Questo - disse massaro Dionisio indicando il fischietto, - è' magico!. - - E voi - risposero i compari, continuando - se ora volete veramente rimediare al torto che ci avete fatto della pentola, ci dovete vendere questo fischietto! - -Giusto! Ce lo dovete vendere! - Rispose anche l'altro compare - Massaro Dionisio, fece come per dire di no; poi, allungò la mano e si fece dare i soldi del fischietto, e li rimproverò dicendo che se la pentola non aveva funzionato dovevano prendersela con loro stessi, perché sicuramente non avevano pronunziato bene le parole magiche. I due si guardarono smarriti, lasciarono la pentola sul tavolo e andarono via contenti con quel fischietto in mano ripromettendosi, lungo la strada, che non appena arrivati a casa avrebbero principiato una calorosa lite con le rispettive mogli, una bella scenata, insomma, per poter provare il fischietto. - E cosa hanno fatto? Cosa hanno fatto, nonna Lucia? - - Non puoi saltare avanti, Ciccia! Devi avere pazienza, o vuoi che ti racconti solo la fine! - - No, no! Nonna Lucia - Rispose Angelino. -La vogliamo sentire tutta la storia! Stai zitta Ciccia! Dai, dai nonna! - Damianazzo, che la storia l'aveva già sentita più volte, si divertiva a rosicchiare delle fave che faceva abbrustolire sulla brace, ogni tanto nonna Lucia, con della cenere, doveva coprirne qualcuna dimenticata da Damianazzo che, bruciando, faceva fumo. A casa del primo compare, in meno che lo si dica, nacque una rissa con la moglie, la quale, senza capirne il perché e la ragione, si vide arrivare una coltellata dal marito; cadde per terra in una pozza di sangue, mentre il marito, lesto, tirò dalla tasca il fischietto e cominciò a soffiargli; ma. invano. Ritornarono dal compare con intenzione tutt'altro che amichevole stavolta. Arrivati, lo presero e, senza spiegazioni, lo infilarono dentro un sacco, lo legarono, e decisero di andarlo a buttare a mare. S'incamminarono. Durante il viaggio, fecero sosta in una locanda, lasciarono il sacco fuori ed entrarono per rifocillarsi un po' e riposarsi, stanchi per quel gran fardello portato sulle spalle già da diverse ore. Massaro Dionisio incominciò a lamentarsi: - " Non la voglio la figlia del re! Fatemi uscire! Non voglio sposare la principessa! - Continuava a gridare. - Si trovò a passare, lungo quella strada di campagna, un capraio il quale, incuriosito da quei lamenti, si avvicinò e chiese all' uomo dentro il sacco il motivo per il quale non avrebbe voluto in sposa la figlia del re; quegli rispose che non avrebbe sposato per nessuna cosa al mondo una principessa da altri impostagli. - La sposo io!- Disse il piccolo capraio. - Senti anzi che facciamo, ti do le mie caprette e tu mi fai entrare lì dentro al posto tuo.- E così fecero. Usciti i due compari, ignari dell'accaduto, si ricaricarono il sacco sulle spalle e s'avviarono meravigliati di sentir dire al compare: "voglio sposare la figlia del re! La sposo la principessa!" - Adesso, adesso te la diamo noi la figlia del re! Stiamo arrivando al castello! - Risposero ironici i due compari che, guardandosi in faccia scoppiarono a ridere. Arrivarono finalmente a mare, legarono al sacco una grossissima pietra e lo mandarono al fondo. Tranquilli, rifecero la strada del ritorno, contenti finalmente di essersi definitivamente liberati del compare burlone e che quindi non li avrebbe più derisi. Ma... giunti vicino al paese, s'accorsero, sbalorditi, di massaro Dionisio che suonava un flauto, seduto su una grossa pietra a guardia delle caprette che pascolavano. -Com'è possibile? - Esclamò uno dei compari - lo abbiamo buttato a mare, lo abbiamo pure visto annegare, e ora si trova qua? - - Eh, quanto siete stati fessi ed io sfortunato! - Rispose massaro Dionisio - Mi avete buttato dove l'acqua era bassa! e mi è toccato di prendere queste quattro caprette; se invece mi avreste buttato nell'acqua un po' più alta, avrei sicuramente preso una gran mandria di buoi! - I due si guardarono in faccia, salutarono compare Dionisio e scomparvero correndo verso la spiaggia, sicuri che sta volta sarebbero sicuramente arricchiti buttandosi in alto mare. - Ancora nonna! ancora!- Dissero Ciccia e Angelino; Damianazzo continuava a rosicchiare, mentre il fumo di qualche fava bruciata saliva, arricchendo lo scenario di quella favola di un tempo. La scienza non ha fine; l'ignoranza può non aver confini. Rocco (2104) |
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IL SORRISO DELLA FELICITA' Viveva, molto tempo fa, in una lussuosa villa della Palermo "bene", una donna ricca e vanitosa. Gli agi e i lussi più costosi erano per lei motivo di vita. Non conosceva altro che danaro, gioielli e vestiti di pregiatissime stoffe. Finì che un giorno, non avendo più cosa desiderare, s'ammalò di un grosso male: l'apatia. Non mangiava più, non amava adornarsi come prima soleva fare, tanto che non uscì più nemmeno di casa; si chiuse in una stanza e non volle più ricevere nessuno, ad eccezione dei migliori medici specialisti della città, che la visitarono da capo a piedi, ma... nessuno riuscì a capire quale fosse il suo vero male o le cause che inducevano la ricca signora a rifiutare anche la sua immagine riflessa allo specchio. Molti ebbero a dire che per lei erano morte anche le speranze di guarigione. Nei paesi della provincia si sparse la voce di quel male che affliggeva la ricca signora. Un giorno si presentò, davanti al cancello della villa, una vecchietta curva che si sorreggeva ad un bastone; chiese alla servitù di essere ricevuta dalla padrona. I maggiordomi si guardarono, curiosi di sapere cosa avrebbe potuto fare quella vecchietta, decisero di farla entrare, e la condussero nella stanza dove si trovava la signora. Questa stava seduta in un angolo; a guardarla, sembrava che stesse specchiandosi e chiedere allo specchio con quegli occhi dallo sguardo assente, i perché di quella mancata gioia di vivere. -Mia cara signora lei non ha niente!- Disse la vecchietta, sorridente. -Dimenticanze! Nient'altro che dimenticanze!- Continuò. -Non s'è accorta, lungo la sua vita che fra tutti gli acquisti: cavalli, auto, gioielli... ha dimenticato di fare l'acquisto più bello. -Non è vero! Ho tutto!- Esclamò. -Quando pare che dalla vita abbiamo avuto tutto- continuò la vecchietta, -dovremmo, invece, accorgerci di non avere avuto quasi niente! -Io le dico che a me non manca proprio nulla!- Rispose la ricca signora, mentre la vecchietta continuava a guardarla con un sorriso sereno. -Anzi, guardi!- continuò, prendendo una campanella a lei vicino e, movendola due volte: subito accorse la cameriera; la mosse tre volte e comparve il maggiordomo. -Come vede- disse la signora -chiamo, e tutti corrono; persino il giardiniere e l'autista posso chiamare, sa? Tutti, e tutto! -Sì?- Rispose la vecchietta -Provi a chiamare, dunque, ciò che le manca: la felicità! Essa non accorrerà mai, perché è dentro di noi. La signora suonò, e suonò ancora..., ma, dall'uscio non apparve nessuno; delusa guardò il maggiordomo, la cameriera che, mortificata, a sua volta, abbassò gli occhi a terra, poi guardò lei, la vecchietta, e, in quel viso increspato, vide apparire un sorriso ondulato; solo allora capì quanto di bello era venuta ad offrirle la vecchietta: un sorriso, un semplice sorriso di felicità. Rocco "complimenti per il Vostro bel sito" Rocco Chinnici (11/04/2005) |
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Sono tre giorni che ho
segnalato un guasto al telefono. Parlando con l'operatore ho fatto notare
che il ripristino era urgente in quanto gli utenti erano due anziani soli
senza telefonino. Al sollecito hanno risposto altri operatori, qualcu no
anche scocciato. Mi è stato detto che dopo le 48 ore di segnalazione
potevo chiedere il risarcimento del 50 %: a me interessa il ripristino
immediato del servizio indispensabile per un utente anziano non il
risarcimento perchè qualora l'anziano stesse male e non ha nessun mezzo
per comunicare non ci sono risarcimenti che possano restituire una vita!
E' veramente una VERGOGNA,
oltrettutto il costo del fisso ( che dovrebbe coprire le spese del
servizio) è alto e non certo giustifica una così grande INEFFICIENZA. Il
telefono è un servizio indispensabile e non un optional!
Sto valutando di togliere
l'abbonamento a Telecom.
....e poi ti telefonano a
tutte le ore del giorno per proporti nuovi servizi: ma che rendano
efficienti quelli che hanno!!!
Carla Padovani ( 07/03/2005) |
| Analizzando l'ultima bolletta del
telefono che mi è arrivata, ho notato pago, oltre all'abbonamento e al costo
delle Telefonate, anche il NOLEGGIO ACCESSORI, il NOLEGGIO APPARECCHI
TELEFONICI. Non volendo più pagare il noleggio apparecchi telefonici, non
sapendo In cosa consistesse il noleggio accessorie non sapendo in che cosa
consistessero i servizi telefonici supplementari, ho chiamato il187 per avere
ulteriori informazioni, e ho scoperto che: IL NOLEGGIO ACCESSORI è quota che
si paga per LE PRESE TELEFONICHE installate in casa; IL NOLEGGIO APPARECCHI
TELEFONICI è una quota che si paga per noleggiare il telefono, così ho
domandato all'operatrice se potevo restituire il telefono, comprarne un altro
e non pagare più il noleggio, e l'operatrice mi ha risposto che si poteva
restituire il telefono alla sede Telecom scritta sulla mia bolletta e non
pagare così più il noleggio. Finita questa chiamata ho pensato a telefoni
(ne ho 2 fissi) appartenessero alla Telecom, e non ricordandomi se
erano entrambi o solo uno di loro proprietà, ho richiamato il 187 e
viene la PARTE PIU' INTERESSANTE: Un'ALTRA operatrice mi ha chiesto se gli
apparecchi avessero più di tre anni, ho risposto di sì, mi ha chiesto il
mio numero di telefono, mi ha chiesto a chi fosse intestatala linea e ha
confermato che gli apparecchi AVEVANO PIU' DI TRE ANNI E MI HA DETTO CHE LA
TELECOM NON LI ACCETTA PIU'E CHE QUINDI SAREBBERO DIVENTATI DI MIA PROPRIETA'
E CHE DALLA BOLLETTA SUCCESSIVA I0 NON AVREI PIU'PAGATO IL NOLEGGIO! A questo
Punto, sorge spontanea la domanda: "Scusi, ma tutti i soldi che ho
pagato per il noleggio negli anni precedenti, come faccio a
recuperarli?". L'operatrice mi ha risposto che NON ERA POSSIBILE
EFFETTUARE UNO STORNO E RESTITUIRMI I SOLDI! Allora io ho chiesto conferma
del fatto che IL NOLEGGIO NON VIENE PIU' PAGATO SOLO SE E' IL CLIENTE A
TELEFONARE AL 187 E AWISARE CHE SUOI APPARECCHI HANNO PIU'OI TRE ANNI e
l'operatrice mi ha risposto che non essendo un'operazione automatica ERA
PROPRIO COSI'! QUESTO E' UN VERO FURTO! PROPRIO LA TELECOM CHE HA INSTALLATI
CHISSA' QUANTE CENTRALI TELEFONICHE AUTOMATIZZATE, NON E' IN GRADO DI
TOGLIERE AUTOMATICAMENTE IL COSTO DEL NOLEGGIO APPARECCHI TELEFONICI AI
PROPRI CLIENTI CHE HANNO UN TELEFONO DA PIU'DI TRE ANNI???!! DICIAMO
PIUTTOSTO CHE LE CONVIENE NON FARLO PERCHE'COSI'GUADAGNA UN MUCCHIO DI SOLDI
ALLE SPALLE DEI CLIENTI MENO ATTENTI, E CHISSA' QUANTI SONO! Non ci
crederete, ma non è ancora finita qui: Dopo aver disabilitato Il servizio ho
chiesto se il discorso del noleggio che scade dopo tre Anni valesse anche per
IL NOLEGGIO ACCESSORI (cioè le banali prese telefoniche di plastica) e mi ha
risposto di sì e mi ha chiesto se volevo togliere ANCHE IL NOLEGGIO
ACCESSORI! EME LO CHIEDE PURE CERTO CHE SI'! PERCHE'DOVREI PAGARE PER
DUE PEZZI DI PLASTICA SE HO IL DIRITTO A NON PAGARE IL LORO NOLEGGIO! POVERA
TELECOM, SE NON VUOI PROPRIO DISABlLITARE AUTOMATICAMENTE TUTTI I COSTI
INUTILI E INGIUSTI CHE I TUOI CLIENTI SOSTENGONO, AWISALI ALMENO SE HANNO UN
TELEFONO E DELLE PRESE DA PIU'DI TRE ANNI DEVONO CHIAMARE IL PER NON PAGARNE
PIU'IL NOLEGGIO! AL TRIMENTI TOCCHERA' SEMPRE AL POVERO CLIENTE FARE IL
PASSAPAROLA! E METTI D'ACCORDO TUTTI GLI OPERATORI DEL PER FAR SI'CHERISPONDANO
TUTTI ALLO STESSO MODO, SENZA CONTRADDIZIONI (FINO A UN MESE FA NON
RISPONDEVANO NEANCHE ALLE SEGNALAZIONI DI GUASTI SULLA LINEA)! POVERA TELECOM,
HAI SOLAMENTE 4.022.941.728,30 Euro di Capitale Sociale! (E' scritto IN
CARATTERI MINUSCOLI nell'intestazione della bolletta, sotto il marchio
Telecom!). AIUTATEMI A DIVULGARE IL PIU'POSSIBILE QUESTA E-MAIL, PROVATE
ANCHE CHIAMARE IL 187
Rita (Roma) |